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lunedì 25 gennaio 2010

Il dilemma



Ma quanto è bella???

In una spiaggia poco serena
camminavano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma.
L'uomo era forse più audace
più stupido e conquistatore
la donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre
un dilemma elementare
se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare
vivevano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma.
L'uomo è un animale quieto
se vive nella sua tana
la donna non si sa se ingannevole o divina.
Il dilemma rappresenta
l'equilibrio delle forze in campo
perché l'amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un'antica usanza
che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
di speranza e di paura
come l'essenza della sua immagine futura.
E coltivava la sua smania
e cercava la verità
lei l'ascoltava in silenzio, lei forse ce l'aveva già.
Anche lui curiosamente
come tutti era nato da un ventre
ma purtroppo non se lo ricorda o non lo sa.

In un giorno di primavera
quando lei non lo guardava
lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova.
E ancora oggi non si sa
se era innocente come un animale
o se era come instupidito dalla vanità.
Ma stranamente lei si chiese
se non fosse un'altra volta il caso
di amare e di restar fedele al proprio sposo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
con le parole che ognuno sa a memoria
sapevan piangere e soffrire
ma senza dar la colpa
all'epoca o alla Storia.

Questa voglia di non lasciarsi
è difficile da giudicare
non si sa se è cosa vecchia o se fa piacere.
Ai momenti di abbandono
alternavano le fatiche
con la gran tenacia che è propria delle cose antiche.
E questo è il sunto di questa storia
per altro senza importanza
che si potrebbe chiamare appunto resistenza.

Forse il ricordo di quel Maggio
gli insegnò anche nel fallire
il senso del rigore, il culto del coraggio.
E rifiutarono decisamente
le nostre idee di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare.
Non so se dire a questa nostra scelta
o a questa nostra nuova sorte
so soltanto che loro si diedero la morte.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
non per una cosa astratta
come la famiglia
loro scelsero la morte
per una cosa vera
come la famiglia.

Io ci vorrei vedere più chiaro
rivisitare il loro percorso
le coraggiose battaglie che avevano vinto e perso.
Vorrei riuscire a penetrare
nel mistero di un uomo e una donna
nell'immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
potrebbe anche rivelare
come il segno di qualcosa che stiamo per capire.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un'antica usanza
che suole avere la gente.

giovedì 12 novembre 2009

Fabrizio De Andrè



Chi non conosce Fabrizio De Andrè, almeno per sentito dire? Non fosse altro perché dalla sua morte si sono sviluppate molte iniziative volte a ricordarlo, tutti hanno ascoltato almeno una volta canzoni come La canzone di Marinella o Bocca di Rosa. Naturalmente aver orecchiato qualche suo pezzo non significa averlo incontrato (in senso figurato s’intende) davvero. La profondità dei suoi testi e l’intensità dei suoi messaggi, lo rendono a mio parere un vero punto di riferimento, cui ispirarsi, motivo per cui termini come cantautore o musicista risultano inadeguati. Non che non sia stato anche un grande cantautore, ma la sua capacità di analisi immediata e lucida dei fatti della vita, della società, delle persone ai margini, lo hanno reso secondo me quasi più un filosofo che un musicista. Approfondire davvero il senso delle sue opere, consente infatti di comprendere un pochino meglio il senso della vita che ciascuno dovrebbe ricercare costantemente e che naturalmente non è identico per ogni individuo, riflettendo in modo più critico su tutto ciò che ci circonda e dando il giusto peso ad ogni cosa. Chi pensa che fosse semplicemente un anarchico o chi si è fermato solo ad una conoscenza superficiale, non ha capito il suo valore; il solo intuirlo dovrebbe spingere in modo naturale ed inevitabile ad approfondirne la conoscenza e anzi direi proprio a studiarlo.



Difficile consigliare un album in particolare vista la ricchezza e la ricercatezza letteraria di ogni sua opera. Ammetto di essermi avvicinata a De Andrè inizialmente solo perché stimolata in modo superficiale dal desiderio di dimostrare di conoscerlo più che per il reale interesse. Sono entrata in un negozio di musica e ho comprato il mio primo cd “In concerto Volume II”. E’ stata subito magia pura. Ne sono rimasta folgorata e ho sentito il bisogno irrefrenabile di leggere libri e sentire testi che fin dagli inizi hanno avuto e continuano ad avere un potere terapeutico su di me. Un potere calmante e riorganizzatore, che mi infonde coraggio e lucidità nei momenti in cui la materialità del quotidiano rischia di prendere il sopravvento. Mi ricordano lo stile di vita che desidero perseguire, mi danno sicurezza, quella sicurezza la cui mancanza spesso in passato mi ha portato a preoccuparmi più di ciò che gli altri si aspettavano da me, che di quello che io sentivo e desideravo veramente. Ho fatto miei il principio del vivere controcorrente, del non aver paura di esprimere le mie idee, anche se diverse, perché il diverso è ricchezza e va rispettato ed ascoltato. Chi non è in grado di farlo va compatito ed aiutato ad uscire dal torpore dell’ignoranza.
Qualunque parola tuttavia è riduttiva, occorre ascoltarlo e lasciarsi condurre dai suoi mille stimoli!!!